Un capolavoro architettonico scolpito tra le vette venete
Esiste un luogo dove la grandiosità della natura si fonde con l’audacia umana, creando uno scenario che lascia senza parole. Tra i pendii maestosi delle montagne venete si snoda un passaggio straordinario, realizzato in tempi record per rispondere a un’urgenza storica. Questo collegamento tra due vallate ha conquistato il cuore di ciclisti appassionati ed escursionisti, trasformandosi in una meta ambita per chi cerca emozioni autentiche.
La bellezza di questo percorso risiede nella sua capacità di unire funzionalità e spettacolo naturale. Un’opera ingegneristica che racconta una storia affascinante, nata dalla necessità e diventata leggenda grazie alla velocità straordinaria con cui prese forma.
Il valico che unisce due mondi nelle Prealpi Bellunesi
Protagonista di questa narrazione è il valico di San Boldo, un passaggio strategico incastonato nelle Prealpi Bellunesi. Da un versante si affaccia la Vallata Trevigiana, dall’altro la Valbelluna, creando un ponte naturale tra due territori distinti. Chi ama le altitudini e le passeggiate panoramiche ha imparato a venerare questo luogo, celebre per le sue caratteristiche uniche e per la storia straordinaria della sua costruzione.
A dominare il paesaggio troviamo il Col de Moi con i suoi 1358 metri di elevazione e il Monte Cimone che raggiunge i 1290 metri. Nel mezzo si apre la sella che ospita questo valico, formatasi secondo alcuni studiosi dai resti dell’antico ghiacciaio del Piave. Qui storia millenaria e panorami mozzafiato si intrecciano, offrendo ai visitatori contemporanei la possibilità di attraversare una galleria davvero particolare.
Le radici storiche di un passaggio millenario
Le pendenze significative del territorio non hanno mai scoraggiato i viaggiatori attraverso i secoli. Testimonianze storiche suggeriscono che questo percorso fosse già utilizzato nell’antichità: durante l’epoca romana, probabilmente, una strada facente parte della Via Claudia Augusta attraversava proprio questa porzione di Prealpi Bellunesi.
Quest’area di confine ospitava in epoca bizantina un’antica torre di sorveglianza durante le invasioni longobarde. Pellegrini, soldati e mercanti hanno calcato questi sentieri per generazioni. Particolarmente affascinante è la storia degli zattieri che utilizzavano questo valico per tornare in Cadore dopo aver trasportato legname a Venezia lungo il fiume Piave. La trasformazione da semplice sentiero a strada carrozzabile divenne necessaria solo durante l’Ottocento.
Il prodigio dei cento giorni di costruzione
Questo valico viene chiamato anche la strada dei Cento Giorni per una ragione straordinaria legata alla sua realizzazione. I lavori presero avvio ufficialmente nel 1914, completando solo il primo tratto dopo due anni, seguendo il tracciato della vecchia mulattiera. La svolta decisiva arrivò nel gennaio 1918 per volontà degli Austriaci, durante il periodo della Grande Guerra.
In preparazione della battaglia che si sarebbe svolta nel giugno dello stesso anno, conosciuta come Battaglia del Solstizio, la VI Armata austriaca ordinò il completamento del valico entro tre mesi dal primo marzo. Al cantiere contribuirono innumerevoli lavoratori locali: donne, anziani, giovani e persino prigionieri russi dell’epoca. Una sfida contro il tempo che si concluse con successo, portando alla realizzazione completa del valico in esattamente cento giorni.
Un’osteria che attraversa i secoli
Proprio sulla sommità del valico di San Boldo si trova l’Osteria La Muda, aperta dal 1470 e considerata una delle attività di ristorazione più antiche della penisola. Tavoli in legno massiccio, prelibatezze a base di carne e un’atmosfera che trasuda accoglienza caratterizzano questo luogo speciale. Al centro della sala, un focolare crea immediatamente una sensazione di calore domestico.
Chi decide di affrontare i ripidi tornanti del valico non può assolutamente perdere l’occasione di una sosta gastronomica in questa osteria ricca di storia e tradizione.
Indicazioni per l’accesso e attrazioni nei paraggi
Questo valico storico si sviluppa lungo la statale 635, che parte da Bribano di Sedico e termina a Conegliano. L’inizio ufficiale del passaggio si trova al chilometro 15.6, attraversando ben 18 tornanti fino al chilometro 20.9, dove è segnalata la conclusione del valico.
Un’escursione in questa zona rappresenta un’esperienza imperdibile per chi ama la natura incontaminata. I panorami sulle Dolomiti regalano emozioni intense, mentre le cime circostanti incantano lo sguardo. Gli amanti delle camminate possono scegliere tra numerosi sentieri di varia difficoltà che si snodano nei dintorni, adatti sia ai principianti che agli escursionisti esperti.
Per gli appassionati di ciclismo, percorrere questo valico significa seguire le tracce di Jacques Anquetil, che qui scrisse una pagina leggendaria durante il Giro d’Italia del 1966. Una storia che ha trasformato questo campione in un mito assoluto e che continua a ispirare ciclisti di tutto il mondo.













