Il primo calo in oltre un decennio sorprende gli esperti
Per la prima volta in tredici anni, la cedolare secca registra una battuta d’arresto significativa. I dati raccolti dall’amministrazione finanziaria mostrano una diminuzione del 2,2% nel gettito fiscale, che si è fermato a 4,69 miliardi di euro nel 2025.
Questo rappresenta una flessione di circa cento milioni di euro rispetto all’anno precedente, quando il sistema di tassazione agevolata aveva toccato il suo picco storico. Nel 2024, quasi 1,9 milioni di proprietari avevano scelto di applicare l’aliquota forfettaria del 21% sui contratti di locazione.
Perché improvvisamente il trend si inverte
Le ragioni dietro questa inversione di tendenza sono molteplici e intrecciate. Il mercato degli affitti brevi sta attraversando una fase di trasformazione che incide direttamente sul gettito complessivo.
Da una parte, si osserva una contrazione nei canoni applicati alle locazioni di breve durata. Dall’altra, i comportamenti dei locatori stanno cambiando: molti proprietari decidono di non aderire più alla tassazione agevolata quando stipulano nuovi contratti, mentre altri revocano regimi già attivi in precedenza.
I numeri reali del fenomeno immobiliare
Analizzando la platea complessiva, nel 2024 i contribuenti che utilizzavano la flat tax erano complessivamente 2,9 milioni. Questo dato include sia chi possiede più contratti di locazione sia i circa 30mila comodatari e sublocatori che operano nel settore delle locazioni brevi.
Se confrontiamo questi numeri con le 3,7 milioni di abitazioni dichiarate in affitto al fisco, emerge un tasso di adesione decisamente elevato al regime agevolato. Eppure, qualcosa sta cambiando nella percezione e nell’utilizzo di questo strumento fiscale.
Le zone grigie che complicano la situazione
Diverse questioni irrisolte sul piano applicativo contribuiscono probabilmente al calo registrato. Tre aspetti in particolare creano incertezza tra i proprietari che devono decidere se optare o meno per la cedolare secca.
Il primo riguarda la possibilità di applicare l’aliquota agevolata quando chi prende in affitto è un soggetto aziendale anziché una persona fisica. Questa ambiguità genera dubbi e scoraggia alcune adesioni.
La seconda problematica coinvolge l’identificazione dei Comuni dove si può beneficiare della cedolare ridotta al 10%, misura prevista in seguito a eventi calamitosi. L’assenza di chiarezza normativa rende difficile sapere con certezza dove applicare questa aliquota vantaggiosa.
Il nodo dell’aggiornamento dei canoni
Un’altra questione spinosa concerne l’aggiornamento dell’importo dell’affitto dopo che il proprietario ha deciso di revocare l’opzione per la tassazione agevolata. Le regole non sono sempre chiare, e questo può influenzare le scelte strategiche dei locatori.
Questi elementi di incertezza normativa, combinati con le dinamiche di mercato, potrebbero spiegare perché dopo oltre un decennio di crescita ininterrotta la cedolare secca mostra finalmente segnali di rallentamento. Si tratta di un cambiamento da monitorare attentamente nei prossimi mesi per comprendere se si tratta di una pausa temporanea o dell’inizio di una nuova tendenza nel settore degli affitti.









